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IL SESSO E IL CD-19

Nasce anche da queste domande il bisogno di creare nuove iniziative che ha permettano la possibilità di trasmettere un messaggio di rottura rispetto alla normalità in fatto di abitudini sessuali tipiche del periodo precedente al lockdown, sensibilizzando la popolazione sul ruolo cruciale che gioca la prevenzione anche in questa particolare sfera.

La situazione prima dello scoppio della pandemia Covid-19 non era affatto rosea: le conoscenze su rischi e pericoli per la salute in tema di malattie sessualmente trasmissibili erano spesso sommarie, vissute con noncuranza circa il loro potente impatto sulla vita, soprattutto da parte dei giovani.

A questo si aggiungeva una scarsa informazione sulle modalità di trasmissione e di conseguenza su quali comportamenti adottare per la prevenzione, con i tabù che giocavano ancora un ruolo importante. Una normalità, quindi, non abbastanza corretta e che, oggi ancora di più, richiede maggiore impegno in termini di prevenzione e salute pubblica.

Le conseguenze del virus in ambito sessuale

Durante il periodo di lockdown della scorsa primavera ogni italiano ha vissuto un inatteso processo di trasposizione da una precedente dimensione di libertà e di interconnessione ad una nuova realtà, governata dall’isolamento e dal distanziamento sociale.

Attualmente, seppure con minore rigidità, permangono nuove modalità di vivere la socialità e, quindi, la sessualità e tutto ciò che le gravita intorno. Infatti,  l’aspetto maggiormente colpito, in uno scenario di questo tipo, è stato senza dubbio quello della sessualità.

Migliaia di coppie si sono infatti ritrovate da un giorno all’altro rinchiuse in convivenze forzate o a vivere inaspettati momenti di lontananza dal partner.

Discorso ugualmente valido per i single, che hanno invece visto interrompersi improvvisamente le opportunità di frequentazioni occasionali e di ricerca di partner, negli abituali contesti sociali, dovendo optare magari per relazioni virtuali o conoscenze su chat di incontri.

In questo contesto, e mossa dalla convinzione circa l’importanza di continuare a parlare di questi temi con campagne di comunicazione mirate è stata realizzata una ricerca (fortemente voluta dall’azienda Durex), che ha coinvolto in Italia 500 persone comprese tra i 16 e i 55 anni, con l’obiettivo di misurare il reale impatto che l’esperienza della quarantena forzata e di questo periodo attuale, ha determinato sulle abitudini sessuali delle persone.

La ricerca è parte integrante della più ampia campagna globale “Let’s not get back to normal” ed è incentrata sulla trasmissione di messaggi positivi di cambiamento e superamento di una precedente, e non sempre troppo corretta, normalità in ambito sessuale.

La ricerca realizzata da Durex ha pertanto permesso di fotografare in maniera chiara i cambiamenti che hanno interessato la sfera sessuale in diversi paesi nel mondo.

Le abitudini sessuali durante il lockdown

Gli italiani in quarantena hanno fatto meno sesso: è questo il primo, importante dato emerso da questa ricerca. Infatti, l’83% degli intervistati ha confessato un generale calo del desiderio e della pratica sessuale durante il periodo di lockdown, con solo il 23% che ha invece sostenuto di aver mantenuto un livello di attività sessuale quasi uguale al periodo pre-quarantena.

Tra le principali motivazioni espresse a giustificazione di questo importante decremento, sono emerse: ansiapaura del contagio, generale stato di tristezza e/o presenza di situazioni di difficoltà emotive. Presenza di bambini in casa (nel caso di coppie consolidate), interruzione dei movimenti e obbligo di distanziamento sociale (nel caso invece di coppie appena nate, di persone che da poco avevano iniziato a frequentarsi, o di single alla ricerca di relazioni).

«La pandemia che ha colpito il nostro Paese ci ha costretto per motivi di sicurezza all’isolamento sociale. Questa condizione ha generato degli effetti psico – sessuali a breve e a lungo termine. Aumentatati i sentimenti di ansia, ossessivitàcompulsività per il contagio e effetti simil depressivi. Si sono drasticamente ridotte le pratiche sessuali , compreso il petting, con i partner occasionali ma anche con il partner stabile spiega la dottoressa Sonia De Balzo (Sessuologa specialista in psicologia clinica e dello sviluppo dell’Ospedale D. Cotugno di Napoli). In questo momento storico così particolare diventa di primaria importanza sollecitare l’opinione pubblica ad adottare un approccio consapevole su quanto ci accade intorno, al fine di promuovere un’opera di sensibilizzazione riguardo alla prevenzione del contagio del virus COVID-19».

I più colpiti dal lockdown sono stati i single

In riferimento a questa categoria, nonostante in termini assoluti si tratti di quella maggiormente colpita dagli effetti del lockdown nella sfera sessuale, è comunque importante fare una distinzione tra i single che non hanno alcuna frequentazione e quelli che, invece, hanno un rapporto saltuario che non può però essere definito come relazione stabile.

Infatti, mentre per i primi vi è stato un drastico crollo dell’attività sessuale, addirittura per il 98% degli intervistati, i secondi hanno lamentato qualche difficoltà in meno, con un calo dell’attività sessuale che ha toccato il 93%.

Questi dati sono poi confermati dal confronto delle abitudini sessuali pre e durante la quarantena. Nella fase di lockdown si sono infatti mantenute stabili le attività sessuali praticabili in autonomia, come la masturbazione (62% prima, 60% durante) e la visione di materiale pornografico (38% prima, 37% durante). Mentre sono drasticamente crollate quelle che prevedono il contatto fisico e che invece svettavano nella fase pre-quarantena, tra queste: i baci (63% prima, 8% durante), il sesso vaginale (59% prima, 8% durante), il sesso orale (48% prima, 4% durante) e il sesso anale (21% prima, 4% durante).

Altri due dati molto importanti emersi dalla ricerca, in grado di fotografare al meglio l’impatto della quarantena sulle abitudini sessuali dei single, sono quelli relativi ai rapporti occasionali, crollati dal 34% al 3%, e all’utilizzo di app di incontri, scesi invece dal 21% pre-lockdown al 6% durante la quarantena, proprio per l’impossibilità o la difficoltà di trasformare in incontro reale, una conoscenza inizialmente solo virtuale.

Partner non conviventi

Un’altra categoria che ha subito un importante impatto nella sfera sessuale in questo periodo così delicato è quella dei partner non conviventi. Secondo quanto emerso dalla ricerca, infatti, ben il 95% degli intervistati ha dovuto rinunciare all’attività sessuale nel periodo della quarantena.

Scendendo più nel dettaglio, esattamente come nel caso dei single, emerge chiaramente una netta differenza tra il periodo pre e quello durante la quarantena. Nello specifico, nella fase di lockdown si sono rivelate stabili le attività sessuali praticabili in autonomia, come la masturbazione (38% prima, 36% durante), la visione di materiale pornografico (30% prima, 27% durante) e il sesso virtuale in webcam (13% prima, 13% durante), mentre sono crollate quelle che prevedevano il contatto fisico e che dominavano la classifica nella fase pre-quarantena, tra queste: il sesso vaginale (74% prima, 20% durante), i baci (73% prima, 8% durante) e il sesso orale (56% prima, 9% durante).

Partner conviventi

Lo scenario è invece sicuramente molto diverso per quanto riguarda i partner conviventi, che solamente nel 65% dei casi hanno visto ridurre la propria attività sessuale. In questo caso, però, a differenza delle categorie precedenti dove la diminuzione dell’attività sessuale era legata all’impossibilità di contatto, il calo si è verificato in seguito ad una progressiva diminuzione del desiderio sessuale, come dichiarato dal 62% degli intervistati.

Inoltre, il periodo di quarantena forzata ha avuto, sulle coppie conviventi, un forte impatto sui livelli di soddisfazione sessuale. Nello specifico, dalla ricerca è emerso che la percentuale di soddisfatti della propria attività sessuale è diminuita dal 73% al 58%, mentre gli insoddisfatti sono aumentati dal 17% al 22%, con un restante 10% che è andato ad incrementare il gruppo dei neutrali, passato dal 10% al 20%.

Come affrontare le conseguenze e costruirsi una nuova normalità (anche) sessuale?

Data questa panoramica nel nostro paese, come possiamo pensare di affrontare i cambiamenti in ambito sessuale che la pandemia ci ha messo di fronte, anche in un’ottica più futuristica?

Purtroppo, come sembra, concetti come il distanziamento sociale ci accompagneranno ancora per un bel po’ e con essi anche le varie difficoltà sopra riportate.

Per evitare di assuefarci ad una sessualità in molti casi poco soddisfacente, si può pensare di rivolgersi ad esperti sessuologi e/o psicoterapeuti che possano aiutarci ad individuare le nostre specifiche difficoltà, sia individuali che di coppia, per ristrutturare le nostre convinzioni in ambito sessuale e goderci al meglio la sfera dell’intimità e della conoscenza del corpo proprio e dell’altro

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